ADHD

ADHD

Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività

 

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Che cos’è?

Per comprendere di cosa si tratta, portiamo un’esemplificazione clinica:

Andrea ha 8 anni e frequenta il terzo anno della scuola primaria;  fin dalla scuola dell’infanzia sia le insegnanti che i genitori descrivevano il suo comportamento come  “problematico ed ingestibile”. Già da piccolo Andrea  era piuttosto irrequieto e non riusciva ad adattarsi ai ritmi regolari di alimentazione e sonno; passava molto rapidamente da un gioco all’altro e con i compagni  non riusciva ad interagire se non con liti e dispetti, non aspettava il proprio turno né per giocare né per parlare.

Con l’inizio della scuola primaria la situazione si complica ulteriormente:  il bambino deve stare seduto a lungo, stare attento per molto tempo  ed in silenzio, fare i compiti a scuola e a casa e rispettare le comuni regole di convivenza sociale.  I suoi compiti scolastici sono spesso molto disordinati e contengono molti errori, alle volte non vengono neanche svolti o portati a termine; le maestre spesso lo riprendono  per non essere stato attento ed aver disturbato la lezione, ma senza ottenere alcun miglioramento; anche i compagni, che all’inizio ridevano e si divertivano alle battute di Andrea, iniziano a non seguirlo più perché non finisce i giochi e non rispetta le regole.

A casa, i genitori non riescono a contenere questo bimbo né con regole, né con punizioni, Andrea sembra impassibile ad ogni richiamo.

Questa situazione si protrae anche alla scuola secondaria, peggiorando sempre  di più: i voti a scuola sono scarsi e, a volte, insufficienti. Andrea rischia di perdere l’anno, si sente inadeguato, solo, non riesce a stare attento, diventa sempre più scontroso ed irritabile”.

 

L’esemplificazione del caso sopra riportato mostra quali sono le caratteristiche cliniche generali del disturbo di iperattività/disattenzione.

 

Il Disturbo da deficit d’attenzione/iperattività (ADHD – Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è un disturbo molto diffuso in età evolutiva (studi epidemiologici stimano un’incidenza nella popolazione scolare che va dal 3% al 5%, in Italia la stima è del 2%) e spesso coinvolge tutti gli ambiti di vita del bambino (casa, scuola e relazioni con i pari).  Le sue manifestazioni più evidenti riguardano la difficoltà a regolare l’attenzione e/o la presenza di iperattività e impulsività, a cui spesso si associano scarsa tolleranza alla frustrazione, ansia e bassa autostima.

Nello specifico, l’inattenzione si manifesta con difficoltà a mantenere l’attenzione sul compito o l’attività di gioco, facile distraibilità, difficoltà a seguire un discorso e nel seguire le istruzioni, evitamento o forte avversione nei compiti che richiedono uno sforzo mentale prolungato, difficoltà nell’organizzarsi nei compiti scolastici e nelle attività quotidiane.

L’iperattività comprende l’incapacità a stare fermi, anche in situazioni in cui risulta appropriato farlo (es. a scuola con difficoltà a restare seduto al proprio banco), eccessive verbalizzazioni e modalità di gioco disorganizzata con difficoltà a rispettare le regole principali. L’impulsività si esprime  con difficoltà nel controllo comportamentale, incapacità ad attendere il proprio turno con la tendenza ad  interrompere l’altro, scarsa capacità di riflessione ed incapacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni.

I sintomi di disattenzione e/o di iperattività-impulsività devono essere presenti prima dei 12 anni e devono manifestarsi in almeno due contesti differenti (es. a casa e a scuola/al lavoro), interferendo in modo significativo nelle relazioni con i pari, con la famiglia e con gli insegnanti.

Sulla base della sintomatologia prevalente, è possibile distinguere tre sottotipi di ADHD:

  • Sottotipo disattento
  • Sottotipo iperattivo-impulsivo
  • Sottotipo combinato

Come si può affrontare?

Un’accurata valutazione diagnostica è la base per un buon intervento. Il percorso di valutazione comprenderà non solo l’osservazione diretta del bambino ma anche la raccolta di informazioni provenienti dalla famiglia e dalla scuola (questionari, scale di valutazione e interviste diagnostiche).

Spesso l’ADHD si associa ad altri disturbi quali, in particolare, il Disturbo Oppositivo-Provocatorio, i Disturbi d’Ansia e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Dunque ogni intervento deve essere “cucito su misura”, sia per il bambino, sia per la famiglia, sia per la scuola; le strategie che si intendono utilizzare devono essere flessibili e devono potersi adattare a situazioni, luoghi e persone differenti. Occorre pianificare il trattamento sulla base delle caratteristiche peculiari del soggetto, della sua storia personale e familiare, delle sue difficoltà specifiche e delle sue risorse cognitive.

Il trattamento ideale per l’ADHD è di tipo multimodale, cioè che coinvolge sia i genitori, sia gli insegnanti che il bambino stesso. È fondamentale un lavoro di rete attraverso una costante collaborazione tra scuola, casa e il professionista.

 

  1. Parent training: si tratta di un intervento psico-educativo rivolto ai genitori con l’obiettivo di ampliare la varietà delle loro tecniche e strategie educative da utilizzare con il bambino nel quotidiano (es. tecnica del rinforzo positivo, gestione del comportamento problematico). Gli incontri si svolgono a cadenza periodica (circa dieci incontri).

 

  1. Teacher training: fondamentale è il lavoro con gli insegnanti ed eventuali figure educative. Si prevedono incontri regolari durante tutto l’anno scolastico con lo scopo, in primo luogo, di chiarire le caratteristiche del disturbo e, in secondo luogo, di spiegare e aiutare le insegnanti a mettere in atto alcune strategie comportamentali che favoriscano gli apprendimenti e le relazioni con i pari. Particolare importanza riveste inoltre la dimensione emotiva del bambino.

 

  1. Child training e psico-educazione: l’approccio utilizzato con il bambino è di tipo cognitivo-comportamentale e mira, in primo luogo, a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie difficoltà e ad acquisire una maggiore autoregolazione con l’obiettivo di ridurre la disattenzione e/o l’impulsività (es. attendere il proprio turno, ridurre i tempi nello svolgimento dei compiti a casa). Sono impiegate strategie metacognitive focalizzate sulle procedure di problem solving, autogestione e autoistruzione per migliorare l’apprendimento e l’autonomia nel raggiungimento di obiettivi (es. preparare la cartella, gestione del diario dei compiti, pianificazione della settimana).

Si sottolinea inoltre l’importanza di un lavoro centrato sulle difficoltà relazionali ed emotive dei bambini con ADHD (controllo della rabbia e aumento dell’autostima).

 

Normativa scolastica

 

Di seguito si elencano le circolari più importanti emanate dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) relative all’integrazione scolastica dei bambini con ADHD.

 

 

Il Centro APPE di Tradate, specializzato nei disturbi dell’età evolutiva, offre un supporto completo alle famiglie con figli con problemi legati all’ADHD.

Per chi fosse interessato, è possibile contattarci via mail info@areapscicopedagogicatradate.it oppure chiamando il numero 800 912111